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    October 20

    a proposito di shopping.

     
    Mi dedico un pomeriggio di libertà dallo studio, dal lavoro, dalle relazioni, dagli impegni improvvisi, dalla politica, dalla poesia.
    Doccia bollente con bagnoschiuma costoso et fruttato, autolesionismo da silk-epil, trucco, parrucco, smalto.
     
    E poi shopping.
     
    Indosso un vestitino comodo e scarpe basse: mise studiata e stra-studiata dopo anni e anni di compulsione consumista e rapide acrobazie negli ormai conosciuti camerini del centro milanese.
     
    Salto sul 27 e si parte.
     
    Benetton in piazza Duomo, Pro-Mod, Pull&Bear mi approfondano in una delusione cosmica: le collezioni 2009 Autunno Inverno sembrano cucite ad hoc per ottantenni obese, ma a me basta l'uggia invernale per deprimermi, non ho la necessità di violentarmi il gusto con trecento ulteriori sfumature di marrone e grigio.
     
    Penso di essermi sbagliata, così visito altre due Benetton, per sicurezza.
    Stesso scenario post-atomico, stessa astinenza di colori, stessa noia.
    Rifletto: forse sono troppo depressa, forse non è il giorno adatto ma sticazzi, è sempre il giorno adatto per gli acquisti e sono tre mesi che non ho tempo nemmeno per comprarmi un fiore di plastica dal tuttoauneuro e no, bisogna superare questi ostacoli emotivi e comprare, comprare, comprare.
    Dribblo rapidamente il giovanotto piazzista di Euroclub ("sonogiàsociaepoihofretta") e schivo passanti e piccioni.
     
    Provo a consolarmi da Calzedonia: 20 euro di calze invernali dal viola ametista al rosso lacca ma l'astinenza è ancora troppo forte, sento già il prurito negli stinchi e lo stomaco annodato e no, no no così non va proprio.
     
    Alcott: giacche in stile via Paolo Sarpi, talmente sintetiche da provocare un eczema soltanto guardandole (belli gli stivali da pioggia low-cost ma cristo, io ce li ho già però potrei comprarne un paio così, giusto per gradire ma poi una vocina da sotto lo sterno mi domanda cosa diavolo me ne farei di due paia di stivali da pioggia uguali e così capitolo, sconfitta).
     
    Sisley: come sopra, solo più dark.
     
    Ma ecco l'illuminazione, improvvisa ed omicida come un infarto, proprio quando, ormai prostrata, sto salendo sulla 73 per tornare a casa.
    La Vetrina di Fiorucci.
    Striscio il mio bancomat e digito il pin.
    Esco con cinquanta euro di straccetti colorati.
    Indubbiamente felice.
     
    Ebbene sì, io annego le mie menate universitarie nello shopping ossessivo-compulsivo,
    e il naufragar m'è proprio dolce, in questo mare.

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