Francesca's profile"[...] Tels ils marchaie...BlogListsNetwork Tools Help

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    April 30

    waiting for the 93 at 11:40 AM

     
    Lei aveva occhi lucidi e grandi, marroni.
    Due occhi piuttosto anonimi, che non provocano fugaci giramenti di testa ai passanti che camminano lungo il verso opposto.
    Due occhi sostanzialmente bassi.
    Sembrava concentratissima nell'osservazione dei propri piedi, strabordanti oltre i cinturini dei sandali economici.
    Si è seduta sotto la pensilina dell'autobus, ansimando ed appoggiando la sua non indifferente massa corporea sullo scricchiolante seggiolino di metallo.
    PLUNF! ha fatto, cadendovi.
    Il seggiolino ha risposto gemendo debolmente.
     
    Lui è arrivato subito dopo.
    Arrogante, negli occhi azzurri e nella pancia che prepotentemente scavalcava la cintura logora.
    Aveva il viso sconvolto da una vecchia acne adolescenziale non o mal curata, che ha ben pensato di rendere eterna la sua affezione verso quella faccia costellandola di migliaia di cicatrici.
    Si grattava il cavallo dei pantaloni, ruttando.
    Abbassando lo sguardo si accorse delle numerose padelle di unto che gli fiorivano sulla t-shirt: bestemmiò senza suono.
     
    "Brutta deficiente di una" le ha detto subito dopo"non sai neanche fare una cazzo di lavatrice come si deve."
    Lei abbassò gli occhi ancora di più.
    Giù, sempre più giù, fino alle bollenti viscere della terra.
    April 25

    revival.

     
    altro CRACK!.
    ma cazzo.
    April 23

    ancora, notitle.

     
    "quel cane di uno".
     
    e mai affermazione fu più vera di questa.
     
    forse soltanto "perchè di sì".
    April 22

    party.

     
    "Fammi vedere i tuoi occhi." le disse, improvviso e perentorio, il ragazzo che le si muoveva accanto.
     
    Perchè lei balla con gli occhiali scuri, da sola nel vuoto intorno.
    April 16

    I don't need a therapist, I've an online journal (part two).

    Disorder

    Rating

    Paranoid: High
    Schizoid: Moderate
    Schizotypal: Very High
    Antisocial: High
    Borderline: Moderate
    Histrionic: Very High
    Narcissistic: Very High
    Avoidant: Moderate
    Dependent: Moderate

    Obsessive-Compulsive:

    Moderate
    April 15

    cuore.

     
    "CRACK!" fece il cuore, spezzandosi.
    E i suoi due rossi, simmetrici lobi caddero a terra, schizzando di sangue le pareti asettiche.
    April 14

    from station to station (bg).

     
    La ragazza si tormentava con le dita l'andromeda di croste che le sfigurava il viso.
    "Mi scusi, ha una sigaretta?" chiese alla signorina elegante seduta sul bordo della panchina di legno.
    "Certo, non preoccuparti." (La signorina elegante dava sempre del tu alle sue simili di ceto inferiore.)
    "Grazie signora e mi scusi ancora. Miscusimiscusimiscusi e, cioè, grazie. Grazie davvero. Sul serio. Cioè."
    "Sì, ok non preoccuparti."
    La punta delle dita della ragazza era rigata di sangue. Si grattava, compulsivamente, delle ferite secche sulle braccia. La pelle morta intorno all'ulcera volava in giro come polvere di pioppo. Il campanile di San Marco sotto la neve, come quel soprammobile indiscutibilmente kitsch che ogni nonna tiene sul proprio cassettone.
    "Posso prendergliene due? Grazie, davvero, cioè sì. Grazie è gentilissima."
    "Prego."
    "E cinquanta centesimi, signorina, per piacere li ha? Sono fuori casa."
    La signorina era combattuta. Si sentiva particolarmente filatropa; d'altronde la primavera serve un pò anche a questo. Ma poi pensò che forse cinquanta centesimi le sarebbero stati utili per comprarsi altre sigarette o cinque goleador o un mezzo ghiacciolo.
    "No, mi spiace, non ho moneta."
    "Va bene, cioè, grazie davvero, comunque. Vero."
    Si allontanò per sedersi poco lontano, in compagnia di un individuo dalla sessualità dubbia che beveva birra da una bottiglia lorda.
    La signorina salì sull'autobus, salutò l'autista, timbrò il biglietto assicurandosi del click! della macchinetta.
    Si sentiva così luminosa e bella e universalmente partecipe.
    Partecipe di qualsiasi cosa alla quale si potesse prendere parte.
    Si sistemò i riccioli dietro le orecchie, aggiustò la gonna intorno ai fianchi morbidi e controllò il trucco nello specchietto che teneva nella borsa.
    Sì, era perfetta.
    Bella, in orario, soddisfatta, completa.
    Fuori dal finestrino la ragazza con le croste sul viso parlava animatamente con il suo compagno.
    Aveva occhi globosi e bagnati che sembrava volessero fuggire dalle orbite e fianchi flaccidi e oscenamente larghi, da parto plurimo.
    Vestita da uomo.
    Non riusciva bene a flettere le braccia.
     
    La signorina la guardò e provò l'ardente desiderio di tirarle il pacchetto pieno di sigarette dal finestrino gridando "Prendile, sono tue.".
    Ma la porta dell'autobus si chiuse con un sospiro.
     
    Poco lontano un vecchio seduto in un furgone lercio adescava una tredicenne promettendole i suoi sogni.
    A prezzo davvero stracciato.
     

    notitle.

     
    Vedere uno stuolo di madri/mogli in abito da sera nel cortile della scuola elementare durante l'uscita dei bambini per la fine delle lezioni, può essere davvero frustrante.
    La sola ombra di sospetto che tutta la loro giornata verta intorno a questo brevissimo momento di vita sociale (dalle 12:20 alle 12:30) ha la capacità di agghiacciarmi.
     
    Io vado a prendere mia nipote in pigiama.
    Così, tanto per fare del dissenso gratuito.
     
    Odio-fortissimamente odio-le casalinghe.
    Mi rifarò la cresta e fonderò una nuova sottocultura giusto per concretizzare et radicalizzare la mia presa di posizione a riguardo.
     
    Siete tutti avvertiti.
    Chiamate anche qualche amico, non guasta mai.
     
     
    April 11

    ancora sul tram numero ventisette, questa volta con dovizia di particolari.

     
    Parla da solo guardando fisso davanti a sè.
    Sembra allegro, quasi primaverile.
    Ogni tanto, tra una parola e l'altra, accarezza un'ipotetica testa di bambino.
    Ride.
    Rumorosamente.
    Gli altri passeggeri si agitano, esterrefatti.
    Sostiene di essere un MilanIndiano, questo patetico(?) individuo.
    Urla al mondo che lui è un Dakota vero, perchè Sa la Verità.
    Poi abbassa lo sguardo, improvvisamente.
    Chiede al mondo di perdonargli la barba, è noto a tutti che gli indiani non hanno barba ma lui è un'eccezione, a lui la barba piace.
    Il silenzio annuisce ai suoi deliri(?), sembra confortarlo.
    A un tratto urla.
    Vuole uccidere sua madre, degenere, l'ha rinchiuso in Psichiatria per dieci anni.
    Vuole strapparle il cuore dal petto e mangiarlo.
    Venti passeggeri silenziosi si immaginano le gocce di sangue sul suo mento e i grumi di carne tra i denti.
    Poi cambia idea e pensa di darle fuoco.
    Teatrale.
     
    Davanti a me siede un Imbecille.
    Un Imbecille Normale; probabilmente la sua intelligenza supera di poco i settanta quindi non riesce nemmeno a realizzarsi come Stupido Divertente.
    Un intelletto frustrato, sostanzialmente.
    Coglie l'occasione particolare per marpionarmi senza grazia.
    Fa battute sul povero(?) delirante(?), questo Imbecille Normale, scambia piatte amenità con l'amico italocinese aggrappato ai mancorrenti poco lontano.
    Mi sorride mostrando i denti, mi definisce una "Bella Ragazza", sfotte ad alta voce l'uomo che parla da solo, probabilmente per dimostrarmi in qualche modo la sua sicurezza e il suo innegabile valore riproduttivo in un'ottica così palesemente darwin-freudiana da mettermi i brividi.
    E' troppo squallido anche per fare il pavone.
     
    Osservo rapita il folle(?) che persevera nel suo monologo.
    Bestemmia contro gli edifici, contro gli assassini di passeri.
    E piange e ride e piange di nuovo in un vortice emotivo continuo, devastante.
    L'idiota davanti a me continua, parallelamente, il suo triste approccio one-voice.
    Fa commenti sterili sui miei tatuaggi.
    Alla mia destra, invece, si consuma una guerra verbale contro l'avvocato Rossi e si lodano stupefacenti di vario genere.
    I toni si stanno alzando.
    L'Imbecille Normale mi rassicura: "signorina, non si preoccupi, è solo un drogato senza importanza."
    Ci sta provando con me e mi dà del lei.
    Atroce.
    Vorrei rispondergli che ho più terrore della Deficienza Livellante&Collettiva di cui lui è un evidente seguace piuttosto che non della Follia Individuale che si dispiega in tutto il suo splendore decadente alla mia destra.
    Ma mi trattengo, sono una Ragazza Carina.
    Sorrido.
     
    Gli altri passeggeri parlano in silenzio.
    Stasera avranno qualcosa da raccontare, seduti sotto il lampadario del tinello tra i loro bambini noiosi e la necessità di dialogo familiare.
    Il pazzo(?) si alza.
    Si avvia all'uscita; i milanesi medi, accidentali onde di anacronistico Mar Rosso, si scansano più del dovuto per farlo passare.
    Scende.
    E io sprofondo nell'apatia da mancanza di interesse generale.
     
    L'Imbecille Normale si attarda sul sedile.
    Vorrebbe restare, credo.
    A osservarmi mentre ascolto il mio silenzio.
    Il suo amico lo incita daimuovitidobbiamoscendere.
    Lui temporeggia.
    Mi guarda.
    Gioca col cellulare (non te lo chiederò mai il numero, conosco modi migliori per lobotomizzarmi quindi evita questi inutili esibizionismi, grazie).
    Io mi perdo negli arabeschi di sporcizia sul finestrino.
    Si alza.
    Arrivederci bella.
    Se ne va.
     
    E io ritorno nella mia abituale tana, momentaneamente ristorata da questo sospiro sottile nell'aria viziata da Corte dei Miracoli.
     
     

    sul tram numero ventisette, ore 16:30.

     
     
     
    "Perchè per costruire questo bar" urlò convulso il giovane con la giacca di pelle indicando una vetrina "hanno UCCISO I PASSERI!".
    Poi ricadde sul sedile arancio del tram numero ventisette.
    E pianse calde lacrime mentre gli altri passeggeri guardavano altrove, a disagio.
    April 09

    rosso.

    Quattro uomini vestiti di rosso percorrono i vicoli sinuosi, a piedi scalzi sulle pietre fredde delle ombre della sera.
    Nelle loro mani quattro pezzi di sughero pieni di vetro.
    Continuano a camminare in salita, con i polsi nelle mani, il sughero in bocca, gli occhi bassi.
    Sembrano un pò dei pirati, da lontano.
    Sulla testa una bandana nera; è morto un lontano cugino.
    Si picchiano i palmi delle mani sulle cosce, con metodo.
    E' per far affluire il sangue, spiegano.
    Un pò come quando da piccoli ci si strofinava il polpastrello dell'indice sinistro contro i pantaloncini per poterci poi fare un buchino con l'ago scaldato stringendo i denti.
    Forse anche questi sono piccoli uomini, in fondo.
    Quando le gambe sono abbastanza calde di sangue, i quattro uomini iniziano il "calvario", come lo chiamano loro.
    Si battono a lungo le cosce con i sugheri pieni di schegge.
    Il sangue scorre.
    Gli uomini vestiti di rosso camminano.
    Il piccolo resta con la goccia in bilico sul dito.
    Una vecchia sputa del vino sulle loro ferite neonate.
    Loro si battono.
    Spalmano il sangue dappertutto.
    Lei li benedice borbottando qualcosa.
    La baciano sulle guance cadenti, stando attenti a non sporcarla.
    Avanzano.
    La folla è dappertutto, li accompagna in questo viaggio anacronistico e splatter.
    Si battono ancora.
    Proseguono.
    Altri vomitano del vino rosso sulle ferite.
    Ancora.
    Accellerano.
    Il sangue scorre e scorre e scorre.
    Gocciolano.
    Lasciano rosse impronte con le piante dei piedi.
    Sono rossi, ormai, tutti. Sembrano muletas impazzite.
    Si fermano davanti a un piccolo altare.
    Dentro c'è una madonna azzurra.
    I quattro uomini rossi le si inginocchiano davanti.
    Lei si tiene il velo bianco con la ceramica delle dita affusolate.
    Loro si battono.
    La schizzano di sangue.
    Sembrano felici, ti dirò.
    E forse anche lei lo è.
    Così.
    Benedetta col plasma di questi quattro individui vestiti di rosso  e con una bandana nera in testa.
    Chissà.
    Camminano, battendosi.
    Loro padre è molto fiero di loro.
    Versa dell'altro vino sulle ferite aperte, spalma il sangue sulle ginocchia figlie con tutte e due le mani, senza risparmiarsi.
    Forse prova il desiderio di disegnarsi due righe rosse sotto gli occhi con la punta delle dita gocciolanti, come faceva da bambino quando giocava agli indiani.
    Ma nessuno è bambino, stanotte, in questo angolo di mondo.
    Nemmeno quei fagotti di trine azzurro affacciati sulla processione lo sono, al momento.
    Scricchiolano nelle parrucche bionde.
    Gridano estatici.
    Agitano le piccole mani.
    E guardano i quattro uomini correre avanti.
    Proprio questi quattro uomini che pisciano sangue.
    Piangono sangue.
    E corrono.
    Sulla soglia di una chiesa si fermano.
    Gocciolano sulle piastrelle quadrate bianche e nere.
    Lasciano mani di sangue sui muri.
    Vandali! pensa qualcuno.
    No, stasera è il loro dovere, gocciolare dappertutto.
    Lasciateli correre nel loro delirio autoviolento.
    Lasciateli dissanguare tra il sughero e le schegge di vetro.
    Hanno la benedizione di loro padre, questi uomini vestiti di rosso.
    Egli li ha aspersi con del vino acido tenuto in cantina per l'occasione.
    Li guarda benevolo vomitare sangue dalle gambe.
    Sembra felice.
    Un uomo incappucciato trascina una croce.
    Ha una corona di spine sopra la testa.
    Ma non sanguina, lui.
    Geme.
    Forse ANNEGA, nel sangue degli altri.
    O forse ci sta sorridendo dentro, il furbo.
    Intanto cammina anche lui.
    Lentamente.
    Si vede che la croce pesa moltissimo.
    I quattro uomini vestiti di rosso invece corrono.
    Scappano.
    Idioti, non sanno di lasciare dietro di loro una traccia vermiglia?
    L'aria è scarlatta, profuma di ruggine e tini.
    Il viso dei quattro è sempre più terreo.
    Le bottiglie sempre più vuote.
    Le vene sempre più secche.
    Uno di loro si preoccupa di chiedere alla gente di non fermarsi in un angolo preciso della piazza.
    Il loro palcoscenico.
    Si fermano.
    E si battono.
    Agitano le cosce nebulizzando siero e sangue e rosso dovunque.
    Qualcuno accoglie le minuscole macchie brunastre sul loden con gioia, si avvicina di più per aumentare la superficie di contatto.
    Un altro si allontana, rapido.
    Forse costui sveniva, da piccolo, quando lo bucavano con le pic.
     
    E' finita, fratelli.
    L'acqua della fontana è rosa, ora.
    I quattro uomini, invece, sono solo pallidi.
     
    Sboccia l'alba a Nocera Terinese.
    Fa freddo e c'è spazio solo per questo.
     
     
    April 07

    non cercate un senso che non esiste, per piacere. fatemi contenta.

    Se una persona non ha nulla di interessante da scrivere, non dovrebbe aprire un blog.
     
    Io, per esempio, non ho nulla di interessante da scrivere, almeno qui.
    Le cose che scrivo e che reputo anche soltanto minimamente degne di nota non le condivido certo con voi, accidentali guardoni virtuali.
    Me le tengo per me.
    La differenza sta nel fatto che io SO scrivere.
    E con ciò, amici, ho finito di giustificarmi.
     
     
     
    Il marito le prese la mano e la strinse con forza.
    O meglio.
    Le strinse con forza soltanto le dita.
    Il resto della mano aveva già provato a fuggire via e sembrava quasi avercela fatta se non fosse stato per quelle maledettissime
    lunghe-infingarde!- dita, nate per suonare il pianoforte e non per farsi ferire dai ruvidi calli di un camionista.
    Lui le urlava bestemmie nelle orecchie.
    Nel seggiolone, la bambina piangeva.
    La madre la guardò; pensò che con il viso paonazzo e gli angoli della boccuccia rivolti verso il basso sembrava ancora più brutta.
    "Mia figlia è brutta e le sue labbra mal tagliate sembrano lo strappo di un cuscino e ha le orecchie troppo grandi e gli occhi vuoti e un'espressione senza senso e non parla e non cammina e ha i piedi troppo lunghi e mio marito mi sta malmenando in sala da pranzo, di martedì sera."
    Il crocifisso d'oro che l'uomo teneva penzoloni tra le tristi villosità petto tintinnava sui suoi incisivi nella foga dello scontro.
    "Puttana-DLIN!-Troia!DLIN!-Maledetta bagascia!DLIN!DLIN!"
    Lei notò che il ritmo degli strattoni era studiato sulla base del numero delle parole che componevano l'insulto.
    Una parola, uno strattone, un tintinnio.
    Due parole, due strattoni, due tintinnii.
    Fantastico.
    Un'armonia davvero magistrale.
    Passiva, come un fagotto di stracci, lo ASCOLTAVA picchiarla.
     
    "Zoccola!DLIN!Mignotta!DLIN!Ti ammazzo come una cagna![...]"
     
    Silenzio.
    Il vuoto sonoro che riempì la stanza dopo "cagna" era quasi cacofonico, tanto era ingombrante.
    La catenella aveva colpito la punta del suo naso, senza tintinnare.
    Senza tintinnare.
    SENZA TINTINNARE.
    SENZA TINTINNARE, CAPISCI?
    La bambina cominciò a gridare più forte.
    Le porte sbatterono tutte insieme.
    Stormi di uccelli storditi picchiarono le loro fragili ossa sulle finestre.
    Ma tutto ciò non era sufficiente.
    NON BASTAVA.
    NON BASTAVA.
    PROPRIO NO.
     
    Mancano gli archi, col loro lungo frinire, in questa orchestra.
    Gli archi CATALIZZANO l'armonia, è risaputo;  Stradivari non sventrava gatti per creare oggetti poco armoniosi, ci mancherebbe.
    Gli archi SONO armonia.
     
    E lei ne trovò uno proprio infilzato nella forma di grana.
    E lo suonò con gioia, facendone armonia.
     
     
     
     
     
    La polizia trovò un uomo riverso sul pavimento, qualche ora dopo, affogato nel lago del suo stesso sangue e una bambina tranquillamente addormentata nel seggiolone.
    I vicini della casa gialla sostennero che verso le undici una donna-sì, proprio quella donna-era uscita dalla sua abitazione blaterando termini sconnessi; gli sembrava di aver udito, tra le altre, la parola "metronomo".
     
     
     
     
    April 06

    ho la febbre e mi sto annoiando, va bene?

    La febbre è un pretesto sufficientemente valido per dribblare con un'elegante mossa lo studio dell'istologia.
    L'avere una temperatura corporea superiore ai 37 gradi celsius, tuttavia, non mi esime dall'inquinare con lettere disposte più o meno casualmente in orizzontale, questo beige et virtuale spazio.
     
    Oggi pomeriggio mi piacerebbe sapere come mai l'Uomo in quanto tale si consuma nell'eterno inseguimento della Coerenza.
    Molti non fumano e non mangiano dolci in quaresima (che tra l'altro, nella mia atea scelleratezza, non ho mai capito a cosa serva e soprattutto perchè esista), altri evitano di tingersi quei due superpanch peli di cresta che gemmano sul loro cranio perchè la tinta è testata sugli animali, alcuni rifiutano la carne cercando-chi più o chi meno-di giustificare scientificamente la propria scelta e certi addirittura non bevono l'acqua nelle bottiglie perchè danno retta a quel nuovo inutile teologo del niente che è Beppe Grillo (su quest'ultimo personaggio, poi, ci sarebbe da parlare, e molto: la sua figura mi ricorda quella lunghissima serie di ProtagonistiBreviPositiviEtNeoSinistroidi che popolano le anteprime dei telegiornali per qualche mese con le loro ovvie stronzate al profumo di nuovo; Beppe Grillo è soltanto l'ultimo arrivato e SO di rischiare la morte causa lapidazione per queste mie cinque righe di accusa in Courier New, ma non posso evitarlo: mi sta incredibilmente antipatico, come anni addietro mi risultò oscenamente odioso Nanni Moretti-sì, proprio lui-coi suoi film che personalmente ritengo tuttora inguardabili causa inconscia associazione tra loro medesimi e la lentissima epoca girotondista inaugurata  tempo fa-e, grazie a dio, subito uccisa-da colui che ne fu il regista).
    Comunque.
    La Coerenza, questa sconosciuta.
    Paragonabile forse allo scarico del lavandino, con il suo gravitazionale e coriolisiano potere accentratore.
    O allo scarico del cesso, che forse concettualmente si sposa meglio con un ipotetico lavaggio di coscienza Coerenza-causato.
     
    Alla fine, coerenti o meno, restiamo sempre quello che siamo: seivirgolasei miliardi di formiche che corrono senza un traguardo su una superficie di cinquecentodiecimiliardicirca di kilometri quadrati, inventandosi scopi e finalità e metodi per rendere la loro corsa più sopportabile.
    E basta.
    Rendiamoci conto del nostro limite, fratelli.
    La Coerenza non esiste.
     
     
     
     
    sì, sto cercando di giustificarmi.
    sono piena di tachipirina e senso di colpa, cercate di comprendermi, per piacere.
    grazie.
     
     
    April 04

    banalità accidentali. (ovvero:come riempire il proprio tempo e scaricare la propria euforia quando si è da soli in casa.)

    Abitare a Milano dopo vent'anni passati in un claustrofobico paesino saturo di Cazzoni/e (purtroppo, sebbene siamo più evolute a livello encefalico, nemmeno noi donne possiamo sottrarci al devasto psichico provocato dalla più intrinseca essenza umana) è un'esperienza stupenda (nb: vocabolo valutabile sia come attributo che come-improbabile-voce verbale).
    E' tutta una questione di cinetica chimica, alla fine.
    Il soluto si solubilizza meglio in una soluzione più diluita.
    Sciogliere un cucchiaio di sale in una beuta da mezzo litro è molto più semplice che non in una provetta.
    O in un contagocce microscopico.
     
    C'è un palazzo sventrato da recente esplosione, accanto a casa mia.
    E tra i buchi della facciata devastata è visibile un letto con le coperte ben rimboccate sotto la rete.
    E un soppalco blu.
    E un lampadario di ottone con sei lunghi bracci.
     
    E poi, è primavera.
    Quale periodo migliore per riempire di virtuali banalità una pagina beige&vuota.