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November 20 fumando a Milano.Le angosce momentanee si concretizzano, diventano presenti ed allo stesso tempo
labili, come volute di fumo,
insieme alle paranoie tenute in profondità nelle tasche come monete di rame
e la delusione d'essersi svegliata masticando petali ed addormentata con lo scriccholio della sabbia tra i denti;
lo stupore infantile nel sentire gli uccelli cantare
storditi dall'inquinamento luminoso
alle due del mattino intorno al terrazzo. November 16 bahdjsjkewOgni tanto mi capita di trovare la Terra ed i suoi abitanti di un'idiozia così mortifera
da sognare di poter tornare indietro
ai tempi in cui non me ne fregava proprio nulla di nulla. November 09 bah.Perchè Domani arrivi più velocemente,
cambierei d'inclinazione l'asse della Terra,
senza curarmi se l'epilogo
sarà sangue oppure miele. a proposito di galera.Lo so bene che nessuno mi obbliga
ma sono così brava ad inventarmi prigioni che, per scrupolo, inghiotto pure la chiave.
November 05 a proposito del libro che sto leggendo.Sto divorando i diari di Montanelli.
Quest'uomo, dalla personalità incredibilmente complessa, mescolava quasi fossero colori ad olio imbevuti di trementina i toni scuri di un cinismo onnipresente e il rosa di una rara sensibilità verso le cose.
Oltre a ciò, fu insieme fascista ed antifascista, anticomunista ed anarco-conservatore, solido come un colonnato neoclassico nelle sue opinioni e fragile nelle continue crisi depressive, caustico in certe critiche e notevolmente dolce (quasi sdilinquito) in altre.
Da un lato c'era la sua prosa, martellante e tagliente e dall'altro quella di sua moglie, Donna Letizia, la quale, su Gente, forniva alle più o meno giovani donne italiane dei veri e propri prontuari (io ne ho letti un sacco e sono davvero esaustivi: si va dalla spiegazione di come si prepara la tavola alla sistemazione post-mortem di un caro defunto) per suggerire il corretto comportamento di una "Vera Signora".
A questo punto non mi è proprio dato di capire se Montanelli sia stato un personaggio surreale devoto all'Assurdo oppure un essere totalmente sincero con se stesso, con gli altri e con la vita pubblica; un umano troppo umano, in sintesi.
November 04 il mio nuovo alcolismo.Esattamente come coloro che, storditi dai fumi dell'alcool, precipitano nella completa incoscienza e rimuovono ore intere di vita, io scrivo cose di cui mi dimentico completamente.
Per fortuna che le salvo in giro per il pc.
Questa è datata, genericamente, "Settembre".
"Dimostrami il tuo amore spazzando via i dubbi che mi attanagliano l’animo e solo in quel momento potrai avermi davvero, tua per sempre nel tempo scorrente. Fammi sentire una persona fisica, non trasparente, cerca di farmi sentire quantomeno necessaria. Altrimenti potremmo perfino lasciar perdere, dicendo “non è cosa” e mimando la più banale delle scene di reciproco rancore e allora io pretenderò il mio spazzolino e il pigiama che ho lasciato da te e metterò i tuoi libri e i tuoi regali dentro una busta esselunga. Hai ragione a criticarmi, ogni tanto, le mie benedette cazzate le faccio anche io, di continuo, sono assolutamente recidiva. Ma armonizza le coltellate con una dose di sicurezza in endovena, con un complimento, una carezza verbale, che cazzo ne so. Non ci credo che non ne sei in grado. Dimostrami il tuo amore, così non mi basta, proprio no. Leggi le mie poesie, perché dentro io ti dedico un mondo. Piatti. Compleanno. Poesia. Sesso. Spirale discendente che verte alla fogna. Horror Vacui un paio di palle, direi. Le mie paranoie riempiono un foglio con la stessa densità della cioccolata in una tazza." November 01 a proposito di te.Lo so, pensare ai propri defunti intorno ai primi di Novembre è banale e piuttosto semplicistico, in totale contrasto con la mia visione del mondo ("una caduta di stile", potrebbe suggerire qualcuno).
Ricordo con chiarezza le furiose litigate con mia madre durante i trentuno di Ottobre della mia pànch adolescenza: lei si preoccupava di chiamare il fiorista per rifornire le tombe di famiglia con fiori e piante di ogni tipo, mentre io non mi capacitavo assolutamente di come ciò potesse essere coerente con il suo ateismo militante et progressista.
"I morti sono morti", dicevo, "sono carne in decomposizione e nient'altro, stanno in quelle palazzine per cadaveri a marcire con un piatto di fiori sulla pancia senza rendersene minimamente conto."
"Tua nonna amava i fiori" rispondeva lei, imperterrita, componendo il numero del vivaio.
"Sei ipocrita, sei l'ennesima marionetta del Teatrino Nazionalpopolare delle Buone Intenzioni", ribattevo accigliandomi, "insieme a mille altri stronzi che si ricordano di coloro che sono mancati unicamente per abbeverare le Buone Apparenze e fottendosene totalmente durante i trecentosessantaquattro giorni dell'anno rimanenti."
"Può darsi", continuava lei, "ma noi miscredenti magari ci stiamo sbagliando: meglio giocare d'anticipo quando non si conosce l'avversario."
Quest'anno però mi sei venuto in mente tu.
Saranno state le foglie gialle sui viali, oppure l'arietta fredda autunnale, oppure l'assurda coincidenza che mi vedrà trascorrere Ognissanti dalle tue parti.
Ho pensato ai casini che combinavo quando venivo a trovarti perchè a Lecco non c'erano ancora i tabelloni che indicavano l'arrivo e la partenza dei treni, ho pensato al freddo, al tuo cognome incredibile, al tuo poncho, alla tua barba di qualche giorno, ai tuoi anfibi rossi e verdi, a tuo fratello, alle scritte con la bomboletta sulle pareti della tua stanza, a Braulio, a tuo padre, al tuo giardino, al tuo amico che non sapeva guidare, alla tua cazzo di casa arroccata nel nulla tra i boschi.
Tutto ciò per dirti che verrò a portarti un fiore, nonostante le mie pànch convinzioni e il fatto che, effettivamente, sei morto e basta, finito e concluso, non potrò più guardarti mentre dormi nè raccontarti un sogno nè offrirti una sigaretta, nè martoriarti i tatuaggi appena fatti con un abbraccio troppo forte.
Sì dai, ammettiamolo, sono in crisi di coscienza e sono sicura che, se te lo raccontassi in questo momento, tu rideresti delle mie paranoie, mostrando i denti al destino e al cielo e agli alberi e alla terra e mi diresti di smetterla chè tanto di spirituale nella vita c'è ben poco e alla fine bah, l'importante è camminare e divertirsi e vaffanculo.
E allora, trovando un escamotage soddisfacente per salvare coerenza e necessità, ho deciso di dar la colpa al fato e al gioco delle coincidenze e agli scherzi del Tempo e sì, verrò a portarti una gerbera rossa e un biglietto di poche parole perchè io col tuo ricordo ancora ci parlo e no, non è marcio nè vecchio nè gonfio: lo tengo in un angolino nascosto, io, lo proteggo dalle intemperie. |
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